IL MISTERO DELL’EREZIONE

linga sacro a Madurai
linga nel tempio Induista a Madurai

Oggi voglio affrontare un tema difficile e per molti politicamente scorretto: c’è una relazione tra demonizzazione dell’uomo cacciatore e la perdita di “potenza”, “libido”, l’erezione del membro maschile e in subordine la diminuzione della fertilità?

A molti di noi, nel corso di un viaggio intorno al mondo, è capitato di ammirare un obelisco, una stele, un linga o altre figure scultoree di forma fallica. Nei millenni che ci precedono, l’organo sessuale maschile in erezione era largamente divinizzato 

e il simbolismo fallico pervade tutta l’antichità, associato al culto della fertilità e alla concezione del sesso nelle varie culture: dagli obelischi in Egitto alle costruzioni falliche della Fenicia, dai monoliti della Francia ai Dolmen in Gran Bretagna, Sardegna, Malta e Spagna… e la lista potrebbe continuare.

Le religioni pagane dedicavano riti e preghiere all’erezione, in quanto oggetto di mistero e, allo stesso tempo, di fertilità.

Nell’antico Egitto il fallo svolgeva un ruolo fondamentale nel culto del dio Osiride; gli Assiri e i Fenici adoravano il dio Kmul, divinità dall’enorme membro, mentre le antiche popolazioni israelite giuravano ponendo la mano sull’organo, tanto che l’etimo testicoli, dal latino testes, cioè piccoli testimoni, deriva da questa usanza. Nella cultura greco-romana il fallo, in quanto origine della vita, è trasformato in divinità: sono divinità falliche gli dèi Ermes e Priapo, dio della fertilità. Frequenti erano all’epoca le processioni con enormi sculture a forma di pene per propiziare il raccolto e a Roma il fallo era raffigurato all’ingresso delle abitazioni patrizie come amuleto contro il malocchio o indossato come monile dalle matrone per favorire la fecondità.

L’energia incontrollabile dell’erezione fu temuta dal Cristianesimo degli albori, che se ne discostò, ma se per i Greci e i Romani il pene era simbolo di potere e di fortuna (si narra che lo sperma del predecessore venisse ingerito dal nuovo re come auspicio di forza), con il cattolicesimo esso diventa organo del diavolo e del peccato e  Papa, Pio IV, fa ricoprire tutti gli organi maschili raffigurati nella Cappella Sistina.

Presso la religione induista, terza religione praticata nel mondo, troviamo il linga, un oggetto dalla forma eretta e ovale che simboleggia il fallo e che rappresenta una delle forme del dio Shiva – identificato nel Tantra come il principio maschile, opposto e complementare a Shakti, il principio femminile. L’adorazione del linga è una tradizione senza tempo in India, dove forme di pietra con diverse varietà di glande risalgono addirittura alla preistoria. Personalmente ne ho visti decine in vari templi induisti, mi impressionò per il culto quello nella città sacra di Madurai.

E se in Giappone il culto del fallo è ancora oggi presente in diversi festival, tra cui il Kanamara Matsuri, la festa scintoista del “pene di ferro”, non si può tralasciare di citare le sculture falliche delle civiltà precolombiane.

La pervasività del simbolismo del pene è certamente legata alla cultura fallocentrica, nel senso di una dottrina maschilista incentrata sul potere derivante dal possesso del fallo – cultura a cui oggi non vorremmo tornare, va detto – per le donne sono stati secoli bui. 

Ma come la mettiamo con il fatto che ai nostri giorni il tema dell’erezione ha finito per essere relegato solo all’ambito medico e quindi “vergognoso”? La disfunzione erettile è considerata principalmente un problema medico-ambientale da affrontare con opportune terapie farmacologiche; un problema di cui si parla troppo poco, in realtà, e si riduce tutto alla vergogna di sentirsi meno “uomo”, approdando spesso a subdole forme di depressione.

La sessualità femminile viene studiata invece a diversi livelli e portata diffusamente al centro del discorso.

Che fine ha fatto oggi tutto il bagaglio di implicazioni antropologiche e culturali dell’atto sessuale maschile? Senza pretese di avanzare ipotesi scientifiche, viene da chiedersi se non ci sia una causalità tra la demonizzazione del maschio nella società contemporanea e la perdita di virilità e di fertilità di cui si hanno segnali sempre più numerosi e che molti studi evidenziano.

Certo, dal punto di vista fisiologico sappiamo che l’erezione è un riflesso spinale posto sotto il controllo del sistema nervoso autonomo, quindi un evento involontario che ha origine da una stimolazione tattile e da input di natura visiva, uditiva, olfattiva o psicologica. Per il mantenimento dell’erezione è stata scoperta l’importanza della produzione continua dell’ossido d’azoto, una molecola che permette ai vasi sanguigni di dilatarsi, aumentando il flusso del sangue e provocando il rigonfiamento dei tessuti.Ma è solo questo?

Se è indubbio che i disturbi dell’erezione abbiano una base fisiologica e ambientale e siano legati alla perdita di potenza fisica dovuta all’avanzare dell’età, vi chiedo quale possa essere realmente il peso della crisi del maschio occidentale in epoca di emancipazione femminile e di #metoo sulla diminuzione e sulle disfunzioni dei rapporti sessuali – laddove per la donna la vita sessuale sembra prolungarsi senza grossi limiti. 

Occorre comprendere che mentre una donna può comunque farlo, anche se non fosse eccitata, per l‘uomo l’erezione spontanea è un mistero che si interseca tra funzioni fisiche ma soprattutto componenti psicologiche, mentali, insomma chiamatele come volete, libido, pelle, chimica, che sono difficili da spiegare. Quante volte è capitato ad ognuno di voi di avere un’eccitazione con una donna che magari oggettivamente era molto meno bella di un’altra, ma che comunque vi provocava “sangue”? Perché l’abitudine in noi uomini fa calare il desiderio? Vogliamo essere ipocriti o riflettere su questo?

Oramai tutto è molestia, sono sicuro che tutti noi abbiamo “molestato” nel passato delle donne in quanto maschi cacciatori, contestualizzando questo concetto nel presente… è giusto? 

È possibile che la castrazione collettiva dell’uomo, colpevolizzato e additato per ogni suo gesto da predatore, fosse anche un complimento “spinto” in altri tempi accolto con compiacimento, abbia condizionato il naturale avvicendarsi di eros e thanatos di freudiana memoria, conducendo a una specie di suicidio della libido?

Gli uomini ormai corteggiano una donna solo se sono certi al 99% del risultato sperato. L’uomo ostenta indifferenza perché non è più il cacciatore sicuro di una volta. Prima sapeva come muoversi, con tattiche di conquista rodate, adesso ha timore di tutto con una donna che ha la possibilità di dire che vi è stata molestia ad ogni piè sospinto. Certo approfondiremo questi aspetti e non vogliamo con questo ritornare a tempi dove l’uomo sopraffa con violenza e rilevo che comunque c’è per fortuna ancora differenza tra gli Stati Uniti e l’Italia, come esempio, sul concetto di molestia e complimento.

D’altro canto, le donne sembrano avere attese contraddittorie, vogliono tutto e il contrario di tutto: vogliono che gli uomini le ricoprano di carezze e parole dolci, ma anche essere prese con “decisione”. Basta fare un giro su Facebook e su Twitter per rendersi conto di questa realtà, neanche troppo sotterranea. Gli uomini devono dar prova di tenerezza e di un po’ di aggressività, essere capaci di ascoltare senza perdere l’idea del maschio forte. 

Troppa mente fa male alla sessualità e in questo senso soprattutto al maschio, troppe limitazioni, troppe paure di provarci portano a queste problematiche di mancanza di libido? Approfondiremo queste tematiche appena accennate sul Tantra e sulla donna ma chiedo qui di darmi delle opinioni soprattutto agli uomini e chiedo alle donne cosa ne pensano e se hanno colto questa possibile correlazione.

Non sarà che, accanto al rispetto nei confronti delle donne, sempre dovuto, sia auspicabile che l’uomo recuperi un aspetto più selvaggio, qualcosa che lo caratterizza da sempre in tutti i campi della vita e che potremmo chiamare “ritorno al cacciatore”? ci  rendiamo conto che c è un possibile nesso di casualità tra minore rapacità ed erezione?

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